La moschea

a Genova...

La redazione ringrazia per la collaborazione la confraternita sufi dei Naqsbandy di Genova

Seguiamo la vicenda da vicino  con l'aiuto dei sufi  ritenendo che il dialogo interreligioso possa essere  costruttivo, ma un dialogo elevato, culturale e non fideistico che lo appiattirebbe nell'assimilazione del peggio vicendevole.

 

16-3- 2014

Per la moschea a Genova rispunta l'ipotesi del mercato del pesce

 

8-12-2013

Anno dopo anno girano e rigirano le proposte ma non si arriva a nulla.

Ora si ipotizza la Moschea a Cornigliano, e cambia il progetto...

vedi articolo sul secolo XIX

 

24-9-2013

La Moschea torna in Darsena
con i soldi del Kuwait

L'edificio Tabarca potrebbe ospitare un grande centro culturale e commerciale. I contatti con la Banca per lo sviluppo islamico e il parere positivo del sindaco Doria

 

vedi articolo sulla Repubblica

 

 

15-2-2013

 

L'Italia multireligiosa, violata nei diritti da partiti e Istituzioni

La ‘telenovela’ della moschea di Genova dal quotidiano L'indro

 

L'accordo fra Comune e cittadini musulmani c'è, ma dopo anni di proposte sfumate ancora non si sa dove creare il luogo di culto.

 

25-11-2010

 

Cerchiamo di far luce sulla questione di chi dovrebbe rappresentare la moschea a Genova. Ci viene detto dalla nostra fonte dei sufi (confraternite storiche come i nostri frati ) che nell'Islam "non essendoci una struttura piramidale elitaria ma democratica, tale è la umma, nessuno può arrogarsi il diritto di decidere nè in campo dottrinale nè in quello esecutivo. E' la comunità stessa dei musulmani genovesi che deve scegliere. Ci sono solo libere associazioni islamiche che non solo si devono rispetto tra loro ma devono rispettare le leggi civili  e le altre religioni sul territorio." In tal senso viene ribadita la posizione di Maiolese (vedi sotto).

 

(Aki) - "La futura moschea di Genova deve esser gestita da chi rappresenta i musulmani e da chi da anni lavora in città per loro". E' con queste parole che il portavoce Comunità islamica di Genova, Faysal Alfredo Maiolese, replica alle parole del responsabile ligure della Comunità religiosa islamica (Coreis), Abu Bakr Moretta, secondo il quale "la comunità che vorrebbe gestire la moschea di Genova non rappresenta l’Islam". Parlando ad AKI - ADNKRONOS INTERNATIONAL, Maiolese spiega che "non esiste nella religione musulmana una struttura gerarchica e dottrinale come in quella cristiana. Ognuno è libero di organizzarsi liberamente in associazioni come previsto dalla Costituzione italiana. Siamo presenti sul territorio da molti anni e richiediamo ai nostri fratelli di poter intervenire alle nostre decisioni".  Riguardo le critiche del rappresentante della Coreis per il mancato coinvolgimento della comunità senegalese cittadina nel progetto della nuova moschea ha aggiunto: "anche la comunità senegalese ha il suo rappresentante in seno al Consiglio Islamico della città e loro partecipano alle feste che insieme organizziamo in occasione della fine di Ramadan o della festa di sacrificio". La comunità islamica di Genova fa parte infatti della Comunità musulmana della Liguria (Comul) che conta 12 moschee della regione. "Per poter far parte della nostra assemblea richiediamo tre condizioni - conclude Maiolese - che le associazioni esistenti o neo costituite, abbiamo una realtà operativa al servizio  della comunità sul territorio, che abbiamo esperienza di lavoro , nonché una sede operativa, e  che seguano i principi tradizionali dell’Islam e che naturalmente rispettino le leggi della Repubblica italiana".

 Intervenendo oggi nel corso di un convegno organizzato a nel capoluogo ligure dalla Coreis e dall'Unione Giovani Ebrei d'Italia (Ugei) dal titolo 'i giovani e il futuro', Moretta ha chiesto "la costituzione di un comitato regionale che rappresenti l’Islam per risolvere il problema della nuova moschea. Per evitare strumentalizzazioni - ha aggiunto - da parte di forze politiche o altre, chiediamo la costituzione di un comitato ligure che rappresenti l’Islam in tutte le sue anime al completo".

 

 

31-12-2009

La giunta comunale genovese ha  finalmente permesso la costruzione della moschea in un’area comunale  al Lagaccio, una zona periferica collinare  difficilmente accessibile (ponendo fine alle proteste di chi non voleva l'edificazione in aeree molto popolate) vicino ad un campo di calcio e sotto i forti. Per noi questo è un atto di coraggio e di vera democrazia (che si basa sul rispetto del pluralismo e delle minoranze non sul populismo e sul culto di un capo , anche quando amato dal popolo come Nerone, Saddam Hussein, Stalin ed Hitler) da parte della giunta che non si è lasciata intimidire dalla campagna di odio e disinformazione contro l'Islam . Come più volte qui detto, noi siamo contro ogni tipo di fanatismo e fondamentalismo, nostrano o straniero, e pronti al dialogo con persone oneste, di intelligenza e cultura aperta, chiunque sia e dovunque venga. Quando ai tempi bui delle crociate un cavaliere cristiano veniva ferito preferiva farsi curare da un medico musulmano (allora la medicina islamica era molto più avanzata di quella praticata nei territori cristiani) piuttosto che da uno cristiano, meglio diverse idee ma un sapere adeguato piuttosto che idee uguali ma ignoranza...Ciò era valido ieri come oggi. Meglio affidarsi ai valori che alle etichette.

 

1-10-2009 Il progetto della costruzione al Lagaccio della moschea rischia di saltare nuovamente. Complice, forse, il timore di un parere negativo da parte di settori della popolazione in cerca capri espiatori del proprio malessere (e su questo populismo c'è sempre qualche ambizioso meschino che ci naviga alla grande) la giunta pare aver abbandonato un accordo che, diceva la Vincenzi, sarebbe stato firmato entro un mese, era il 15 settembre.

26-9-2009 Apprendiamo che il progettista Claudio Timossi ha svelato l'idea portante della moschea di Genova ispirandosi alla moschea di Parigi, ieri come oggi centro culturale di importanza internazionale per l'apertura ad ogni dialogo interculturale e di sviluppo scientifico. Si avvicina così per la città di Genova la realizzazione di una moschea che è anche un simbolo di cosmopolitismo caratterizzante le grandi città come Parigi, Londra, Istanbul (quest'ultima con decine di chiese cristiane attive pur avendo una popolazione del 98% islamica ). Alla soddisfazione delle persone di cultura e aperte hanno risposto inevitabilmente gruppi di fanatici e fondamentalisti cavalcando i soliti slogan che demonizzano lo straniero e le diversità, oggi come ieri comunque un trampolino per l'arrivismo politico. Se è giusto avversare l'integralismo musulmano di stati e fazioni  ( ma è stato invece il contrario per ragioni economiche e strategie militari, vedi il wahbismo arabo col suo petrolio e i Talebani ai tempi dell'invasione sovietica) e dei singoli ( casi di cronaca nera non mancheranno mai in quanto il fanatismo non ha frontiere ) dove è seminato anche lì l'odio per lo straniero e per il diverso per le stesse ragioni  (arrivismo sfruttando il populismo) così anche quello nostrano è altrettanto pericoloso. Una visione cristiana e liberale è sempre stata prudente ma aperta al dialogo, severa con le ingiustizie (ma oggi purtroppo  sembrano contare solo soldi e potere ingannando chiunque e servendosi di qualsiasi cosa pur di arrivare, campanilismo e religione compresa). Forse da un incontro più forte con l'Islam anche la religiosità cristiana ( quella del Vangelo e non quella predicata dai seminatori di discordie) può risvegliarsi : il bisogno di giustizia, bellezza e fede nel senso profondo della vita e dell'universo non può mancare altrimenti c'è l'autodistruzione. Un luogo sacro, qualunque esso sia, ci ricorda che c'è un Dio sopra tutti, un'oasi di pace nel trambusto caotico della vita moderna pieno di bestemmie e parolacce a cui non prestiamo neppure più attenzione. Questa è la nostra opinione.

29-2-2009 Alla fine è stata scelta nella zona del Lagaccio l'ubicazione della moschea di Genova . Il sindaco Marta Vincenzi lo ha annunciato ai consiglieri di maggioranza. Probabilmente il terrreno su cui sorgerà la moschea sarà in un'area comunale di 2000 metri quadri di un prato ora incolto nei pressi di alcuni edifici telecom. La decisione se ha fatto tirare un respiro di sollievo a associazioni e gruppi aperti all'integrazione (oltre ai musulmani italiani e stranieri) ha pure irritato associazioni opposte e gruppi estremistici di carattere fondamentalistico che hanno indetto manifestazioni di protesta. A questi gruppi politicizzati hanno risposto in modo  consapevole dei giovani distribuendo  volantini che ricordano dei diritti sanciti dalla costituzione, quei diritti che sono anche fondamentali per l'uomo e a cui si appellavano le centinaia di migliaia di italiani emigrati all'estero nei decenni passati.

CHI SONO GLI ITALIANI

Da una relazione dell'Ispettorato per l'immigrazione del Congresso americano (ottobre 1912)

"Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l'acqua, molti di loro puzzano anche perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza a uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi o petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti fra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare fra coloro che entrano nel nostro Paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali".
La relazione prosegue così: '
"Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario.
Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

 

ROMA - Non sono immigrati ma italiani i responsabili della piaga della violenza sulle donne nel nostro Paese. Secondo le stime dell'lstat, non più del 10% degli stupri commessi in Italia è attribuibile a stranieri, contro un 69% di violenze domestiche commesso a opera di partner, mariti e fidanzati. Dati che fanno crollare d'un colpo il luogo comune che associa l'immigrazione a una diminuzione della sicurezza nelle città italiane.
Secondo l'istat, che oggi ha aperto, nella sua sede centrale a Roma, il Global Forum sulle statistiche di genere, solo il 6% degli stupri in Italia è commesso da persone estranee alla vittima: "Se anche considerassimo che di questi autori estranei la metà sono immigrati - ha spiegato Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell'istituto di statistica - si arriverebbe al 3% degli stupri; se ci aggiungessimo il 50% dei conoscenti, al massimo si arriverebbe al 10% del totale degli stupri a opera di stranieri".

 

 

 

 

24-12-2008  Un presepe in cui sullo sfondo della capanna dove nacque Gesù si vede una moschea. Così la comunità della chiesa di don Prospero, già parroco di Rivarolo, ha voluto inviare un messaggio di pace ed accoglienza. Del resto è anche una testimonianza di cultura: nelle moschee è venerata la figura di Gesù e dei profeti biblici per cui la nascita di Gesù è un simbolo di speranza per tutti, quel Gesù che insegnava che non era importante essere suoi discepoli (cristiani) ma fare il bene (episodio dell'esorcista straniero), che non è il luogo di provenienza a fare di una persona l'esser buono o cattivo (episodio del buon samaritano), che i favori divini sono dati indifferentemente dalla religione (il figlio miracolato del centurione) .  Chiari segni dunque di come rimanga a Genova non solo lo spirito di tolleranza ed apertura che la contraddistingue lungo la storia, ma il suo essere fedele all'insegnamento evangelico che ignora chi anche in nome di Gesù si ispira ad idee fanatiche ed intolleranti facendo della religione una mitomania pericolosa anche da un punto di vista psichiatrico. Questo ovviamente vale anche per l'Islam dove il Corano obbliga i musulmani a difendere sul loro territorio chiese e sinagoghe in quanto, ribadisce per tre volte esplicitamente, non è la religione o il luogo di provenienza a fare gradito a Dio un uomo ma le sue opere. I musulmani italiani e i cristiani africani e medio-orientali hanno così un presepe che supera le differenze, come raccomandato dalle loro religioni.

31-12-2008 a seguito delle minacce pervenute al parroco la moschea è stata tolta. Al suo posto il Vangelo aperto su questo passaggio di Matteo 25: «Ero straniero e non mi avete riconosciuto: via da me nel fuoco eterno». Ma non c'è da stupirsi delle reazioni di intolleranza che hanno portato a questa scelta. E' storia di sempre l'uso della religione per veicolare odi tribali (e dietro ad essi interessi economici), per esaltare una identità che non riguarda il Sè ma le esteriorità, dal colore della pelle al ceto sociale alla nazione: in nome di Dio è stato fatto il peggio. L'ignoranza e l'ossessione di perdere qualcosa fanno fare anche in buona fede (...mah, forse...)  i peggiori delitti. Grazie al cielo c'è chi in ogni religione ricorda che il suo senso è l'universalità, la pace e l'amore (parole spesso lontane da sentimenti vissuti) la ricerca di avvicinamento interiore ad un Dio che è oltre le beghe e le devianze psichiche umane. (vedi articolo sul secolo)

 

13-7-2008 Continuano i contatti tra il rappresentante della comunità islamica di Genova, l'imam Hussein Salah e la nuova amministrazione locale per una piattaforma comune di impegni reciproci. Sono ancora ipotetiche le aree di destinazione: Dogana, Molo, Commenda e Coronata

 

 23-12-2007 Allo studio il progetto di costruire la moschea nell'area del porto, al posto dell'attuale dogana.

 

10/8/2007 Il sindaco di Genova Marta Vincenzi ha alla fine ha detto no alla costruzione di una vera moschea a Genova affermando «La linea del Comune coincide con quella del ministero dell’Interno . Fermo restando il diritto di culto, non possiamo riempire questo Paese di moschee. Direi che ce ne sono già abbastanza». Così almeno riferisce il giornale. In realtà le cosiddette moschee  presenti in Italia, escluso quella di Roma, sono scantinati o capannoni adibiti alla preghiera. Se questa decisione delude quei cristiani e laici impegnati al dialogo ha fatto gioire lega nord e estremisti di destra come forza nuova da tempo impegnate ad una soluzione negativa. Comunque, è solo un no temporaneo, relativo alla preoccupazione che dietro la costruzione della moschea ci fossero organizzazioni fondamentalistiche e reazionarie, fuori dal genuino spirito liberale dell'Islam. Ai musulmani, italiani e stranieri, la nostra solidarietà. Sappiano che non sono pochi i cittadini di Genova, cristiani e laici che avrebbero visto volentieri a Genova una vera moschea, simbolo di tolleranza e apertura della nostra città, ma purtroppo non tutti la pensano così. Quando in Turchia, in Egitto, in Tunisia e in tantissime città sul suolo islamico troviamo chiese cristiane ciò esalta l'Islam e i musulmani: il Corano invita a difendere chiese, sinagoghe e moschee, ossia i luoghi di culto di tutte le religioni , ciò  fa parte a di una eredità culturale di tolleranza e pluralismo che permette il superamento della paura del nuovo e della diversità.  Speriamo che prima o poi tutti si possa condividere questo sentimento umano e universale di solidarietà che dà priorità all'onesta, alla purezza dei sentimenti, alla ricerca della verità prima delle differenze di credo e di etnia come è ricordato nel Corano e nel Vangelo.  

 

2006

 

Lo scambio tra le aree del sorriso francescano e comunità islamica per dar vita ad una moschea ed ad un centro culturale e di dialogo interreligioso è una soluzione ben vista dalla chiesa e dalle comunità islamiche.

 

 

 

 

due giovani sposi musulmani in Uzbekistan mentre escono dalla moschea (fotoRivera)

  articolo correlato : ARABI

 

 

Pubblicato su: IL CITTADINO. Settimanale Cattolico di Genova del 29/10/2006, pagina 6

CRONACA E RAGIONI DI UN POSSIBILE ACCORDO SULLA COSTRUZIONE DELLA MOSCHEA A CAMPI

 

Il Centro Culturale Islamico di Genova, diretto dall'ingegnere Hussein Salah, ha ottenuto nel 2005 il permesso di trasformare in moschea, con tanto di minareto, l'edificio cosiddetto ex Officine Meccaniche Passalacqua che si trova all'inizio del quartiere di Cornigliano (nei pressi di piazza Massena) in piena zona residenziale/popolare e lungo la congestionatissima via Coronata.

Appena la notizia emerse i parroci del Vicariato di Cornigliano manifestarono anche pubblicamente le loro preoccupazioni circa l'opportunità di realizzare questo centro di culto in quello specifico spazio. Le critiche riguardavano elementi relativi alla viabilità e al disagio sociale e urbanistico che questa iniziativa avrebbe causato. Queste perplessità furono rappresentate anche dal cardinale arcivescovo Bertone al sindaco Pericu.

A seguito di ciò le autorità ecclesiastiche e comunali si sono messe al lavoro per trasformare questa, che per molti era una 'cattiva notizia' in una 'buona'. In quelle circostanze in città si parlava parecchio anche delle problematiche giovanili presenti nel Ponente genovese (babygang) e alla mancanza di spazi di aggregazione dove proporre ai ragazzi e ai giovani sostegno scolastico, ascolto delle problematiche famigliari, animazione, formazione, gioco,...

Nasce quindi l'ipotesi di proporre il trasferimento della erigenda moschea nell'area di Campi in un magazzino inutilizzato e di collocare nelle ex Officine Passalacqua un centro per la gioventù e la famiglia promosso e gestito dal Sorriso Francescano d'intesa con il Vicariato. Ad esempio si pensava di sistemare in quella sede anche il Centro d'Ascolto Vicariale attualmente dislocato in posizione decentrata e non facilmente raggiungibile.

Purtroppo, a motivo di un'imprudente fuga di notizie, la società proprietaria del magazzino di Campi, nonostante fosse ancora in trattativa con esponenti del Comune di Genova, vendeva a terzi il locale. A questo punto la situazione diventava difficile: da una parte il Centro Islamico premeva e dichiarava l'imminente apertura del cantiere in via Coronata dall'altra si cercava una soluzione alternativa.

La disponibilità del Sorriso Francescano – ente dipendente dalla Curia Diocesana – viene così quasi spontanea visto che avrebbe gestito il centro per la gioventù ed è proprietario di un terreno alquanto defilato e in condizioni ambientali degradate a Campi sul fronte di corso Perrone. Tuttavia il terreno si presenta non edificabile e percorso da varie utenze e gasdotti, pertanto si profilavano diverse difficoltà di carattere urbanistico e tecnico che da subito gli uffici comunali hanno cercato di affrontare.

Nel frattempo, d'intesa con gli uffici di Curia, ci si incontrava con il signor Salah per riscontrare la disponibilità a procedere con una permuta tra le due aree. Da una parte un sito più visibile e comodo per la popolazione di Cornigliano da utilizzare per attività socio-educative e dall'altra un'area decentrata non residenziale e da bonificare ad uso moschea. Il tempo passa e in questi giorni dopo un intervento in pubblico di un assessore comunale a Cornigliano esplode la notizia che viene comunicata dalla stampa in termini distorti e soprattutto con titoli a effetto che hanno creato notevole scompiglio e un fuoco incrociato da destra a sinistra sui media anche nazionali.

In particolare da registrare l'articolo del vicedirettore del Corriere della Sera, Magdi Allam, che metteva in evidenza l'ipotesi, apparentemente ben circostanziata, che dietro al signor Hussein Salah e al Centro Islamico di Genova ci fosse l'Unione delle Comunità Islamiche Italiane (UCoII) che ha dichiarato di non voler firmare la Carta dei principi e valori presentata recentemente dal Ministero degli Interni alla Consulta per l'Islam. E' chiaro che diversi aspetti collegati a questa novità andranno verificati presso le istituzioni dello Stato competenti, anzi a ben pensarci forse andavano verificati anni fa al momento del rilascio della concessione edilizia per le Officine Passalacqua.

Questa è infatti un'ulteriore opportunità per riflettere – ma con una certa urgenza - sul rapporto tra libertà di culto e sicurezza/controllo, rapporto connesso inevitabilmente anche ai principi che devono orientare e guidare i processi di integrazione delle comunità islamiche nel nostro paese.

La tutela della libertà e il controllo dello Stato sulla Chiesa Cattolica è regolata dalle leggi concordatarie e da una normativa articolata che si rifa ai principi costituzionali (ad esempio art. 8, 19 e 117 della Costituzione Italiana). Un esempio: i beni (chiese, dipinti, libri, archivi, ecc.) appartenenti alla Chiesa Cattolica sono regolati da disposizioni specifiche a loro tutela ma anche, e gli addetti ai lavori lo sanno bene, soprattutto a loro controllo. La Chiesa Cattolica è in stretto rapporto con le istituzioni civili.

In importanti paesi arabi, lo Stato ha un ufficio ad hoc per il controllo di ciò che avviene e di ciò che si predica nelle moschee, e qui? E' urgente, e questa vicenda genovese è un'ulteriore occasione, regolare l'esercizio del diritto alla tutela e del controllo della presenza delle organizzazioni islamiche nel nostro paese, senza discriminazioni certo ma anche coerenti con lo specifico della religione e della cultura islamica. Questo compete all'Esecutivo (visto che la competenza secondo l'art. 117 della Costituzione è dello Stato).

Se le cose restano così, cioè in balia degli eventi, i rischi di tensioni sociali crescerà. Per alcuni esponenti islamici, sembra infatti che se il suolo diventa mussulmano su di esso si fa quello che si vuole o che viga solo il diritto islamico senza alcuna ingerenza da parte delle istituzioni. Mi pare anche che il tempo si faccia breve perché sappiamo che le lacunae iuris quasi sempre giocano a favore di quelle componenti della società più disinvolte e spregiudicate.

Infine, un'ultima ma importante considerazione, sui giornali sono apparsi titoli, sottolineature e locandine che rappresentavano la contrapposizione tra frati e preti in merito a questa vicenda. Non è vero, personalmente vorrei invece riaffermare la forte condivisione di intenti e di scelte con i parroci del Vicariato e con le autorità Diocesane che recentemente hanno espresso anche pubblicamente la loro particolare attenzione per l'iniziativa. E spero che il divide et impera, lo spirito di divisione, non abbia mai a prevalere.

Fr. Giampiero Gambaro
Sorriso Francescano

 

 

CONCETTI BASE SULL'ISLAM

Allah significa letteralmente la (al) divinità (lah), per cui anche un cristiano arabo in lingua araba se vuol dire "io credo in Dio" dirà "credo in Allah". Insomma come il termine madre in italiano e mere in francese sono la stessa cosa.

Islam : significa abbandono fiducioso in Dio

Corano : il libro sacro rivelato da Dio a Maometto attraverso  l'arcangelo Gabriele. E composto da vari temi (sure) che iniziano tutte in questo modo: nel nome di Dio clemente e misericordioso. La traduzione in italiano più qualificata è di Gabriele Mandel, edizioni UTET.

Maometto  : è il profeta dell'Islam . Sono riconosciuti come profeti anche Gesù , Abramo e Mosè per cui l'Islam accetta la rivelazione della religione cristiana ed ebraica. Il Corano dice che ogni luogo in ogni tempo ha avuto il suo messaggero divino.

Jihad : sforzo interiore come quello che compie il devoto durante il ramadam , il mese lunare in cui digiuna (nè acqua, nè cibo nè fumo durante le ore di chiaro). L'associazione alla guerra santa è impropria, questo concetto appare per la prima volta in bocca a papa Urbano II  ( nel sinodo della Chiesa Cattolica Romana di Clermont-Ferrant del Novembre 1095 ) che così aveva chiamato le crociate. Ovviamente nessuna guerra può essere santa ( per il Vangelo ed il Corano) anche se a dichiararlo sono papi o aiatollah. Il terrorismo cosiddetto islamico è di dubbia provenienza, comunque derivato da ignoranza o pilotato da agenti esterni all'Islam.

Ramadam  : il digiuno in questo mese è uno dei cinque doveri del musulmano, gli altri sono la zakat (l'elemosina) il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita, le cinque preghiere durante il giorno e soprattutto, obbligatoria, la professione di fede: non c'è Dio all'infuori di Dio e Maometto è uno dei suoi profeti.

Velo : usanza islamica, assolutamente non obbligatoria, delle donne di portare un velo sul capo (come le donne nelle chiese). Questa usanza è nata anche dall'incomprensione , in parte voluta, di un passo coranico in cui è consigliato di avvolgere lo scialle (questa è la traduzione corretta del termine arabo)  a coprire i seni in pubblico, contrariamente al costume di allora. Vedi questo articolo di U.Eco che cita il kalifha italiano G-Mandel Khan "chi ha detto di velarsi" e quanto raccomandato e chiarito dalle massime autorità islamiche in un convegno al parlamento francese di Parigi: "sul velo". Un po' di conoscenza dell'Islam sia da parte dei non musulmani come dei musulmani stessi farebbe bene a tutti.

(a cura dello shaikh Nuraldin Murad)

- SOPRA- Federico Zandomeneghi , 1884,  Al caffe' (Mantova, Palazzo Te', Museo Civico) 

costumi nell'Islam (fotoRivera)

 

- Pierre-Auguste Renoir. 1876 Giovane donna con veletta  Musée d'Orsay di Parigi.

la veletta che copriva il viso era moda e costume anche in Europa prima del 900, in certi casi era così spessa che impediva di scorgerne i contorni. Il velo per le donne è rimasto nel costume religioso cristiano quando esse vanno in chiesa durante le cerimonie e nell'abito delle suore (regole che risalgono a san Paolo e Tertulliano). 

Anche nell'Islam è regola l'uso del velo  in moschea, si toglie (chi vuole) in uscita (foto sotto )

cfr: http://www.puntosufi.it

 

 

.

 

 

Ma c'è sempre chi è preoccupato...L'altro è l'invasore! Anche gli italiani, del resto, erano un popolo di emigranti: "vietato l'ingresso ai cani e agli italiani" non era un cartello umoristico....Gli italiani puzzano, portano mafia, litigano...

In valpolcevera c'erano paesi razzisti tra loro a pochi km l'un l'altro, Pietra Lavezzara e Langasco, per esempio, e in liguria Masone e Campo Ligure...

E si trovano sempre delle ragioni per dire che "GLI ALTRI" non vanno bene, e se non ci sono si inventano...poi gli ALTRI sono un ottimo capro espiatorio: se le cose non vanno bene è colpa loro.

E' il senso della tribù cannibale dentro di noi, il clan da difendere, è l'altro su cui proiettare tutte le nostre negatività che non sopportiamo, che non vogliamo riconoscere in noi: Noi siamo O.K ma gli altri non sono O.K (questa è anche la strada per diventare paranoici e prenotarci uno psichiatra...)

Certo si può criticare tutti e tutto ma non fare di tutte le erbe un fascio, emarginare per partito preso. E' vero: ci sono zingari che rubano, meridionali mafiosi, arabi terroristi ma mai tutti, e nemmeno il 90% che serve per dire...non sottilizziamo. Bisogna sempre distinguere se non si vuole entrare nella spirale dell'odio che è ovunque e dovunque: dappertutto ci si ammazza per odi razzistici ed ideologici, ma i motivi, sotto sotto sono due, per soldi e per ignoranza.

LIBERO PENSIERO SU ISLAM, CRISTIANESIMO E QUANT'ALTRO

 

 

CHI SONO GLI ITALIANI

Da una relazione dell'Ispettorato per l'immigrazione del Congresso americano (ottobre 1912)

"Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l'acqua, molti di loro puzzano anche perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza a uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi o petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti fra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare fra coloro che entrano nel nostro Paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali".
La relazione prosegue così: '
"Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario.
Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

 

ROMA - Non sono immigrati ma italiani i responsabili della piaga della violenza sulle donne nel nostro Paese. Secondo le stime dell'lstat, non più del 10% degli stupri commessi in Italia è attribuibile a stranieri, contro un 69% di violenze domestiche commesso a opera di partner, mariti e fidanzati. Dati che fanno crollare d'un colpo il luogo comune che associa l'immigrazione a una diminuzione della sicurezza nelle città italiane.
Secondo l'istat, che oggi ha aperto, nella sua sede centrale a Roma, il Global Forum sulle statistiche di genere, solo il 6% degli stupri in Italia è commesso da persone estranee alla vittima: "Se anche considerassimo che di questi autori estranei la metà sono immigrati - ha spiegato Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell'istituto di statistica - si arriverebbe al 3% degli stupri; se ci aggiungessimo il 50% dei conoscenti, al massimo si arriverebbe al 10% del totale degli stupri a opera di stranieri".
 

 


.

 

se non trovi a sinistra l'indice clik qui